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Fede
January 28 Pensieri in chiaro oscuro, narrazione di giornate intenseVivo giornate emotivamente assai dense, una lunga sequela di impegni riempie le mie ore. Ne è appena terminata una prima tranche e, come spesso mi accade, la conclusione è seguita da un calo di tensione che mi porta a pensieri malinconici. Alcuni di questi sono giustificati, altri meno. Non è però l’ordine razionale di priorità che li fa apparire alla mia mente.
In questo momento, sono in pensiero per mia nonna. Ha un male dentro il suo intestino, probabilmente di non secondaria gravità, e domani sarà operata. L’ho sentita al telefono, è incredibile come questa donna non si faccia travolgere dagli eventi. Era relativamente tranquilla, ha scherzato con me con grande autoironia, come nessun altro dei miei parenti riesce a fare. Ho sempre cercato di rispecchiarmi in lei in questo approccio verso le difficoltà, nella sua positività e serena accettazione di ciò che la vita ci offre. Vorrei esserle vicino e guarirla con una tenera carezza.
Penso al mio lavoro, alle difficoltà che incontro in un ambiente nuovo che sento piuttosto alieno dal mio sentire. Soffro la mancanza di solidarietà dei miei colleghi, l’incapacità di vedere oltre o anche solo di mostrare un sorriso. Sembriamo tante corde tese di violino, pronte a spezzarsi da un momento all’altro. Sento la mia incapacità ad empatizzare con alcuni ragazzi a cui non riesco a far capire la necessità di una buona educazione. L’ultimo compito mi ha estremamente deluso: sono persone che cercano solo di fregare il prossimo, senza alcuna dignità o rispetto.
Ripenso al brivido di quel lungo applauso, spontaneo e sentito, verso l’attore che grandi emozioni ci ha saputo dare. Un applauso che un po’ mi appartiene: l’idea, l’organizzazione, la resa operativa di tutto lo spettacolo, mi ha visto protagonista impegnato nel campo. Sono riuscito, seppur indirettamente, a scaturire sensazioni positive; e quei momenti, quel minuto di intensa partecipazione, mi hanno dato una grande gratificazione.
Penso ai rapporti umani coltivati nel recente. Penso a come strano sia non riuscire più a coinvolgersi con amici a cui, per molti anni, ho voluto bene. Non so se è l’abitudine o l’incapacità ad un ascolto reciproco. Forse è perché cambiano esigenze, contesti, modi di sentire. So però che la banalizzazione ha avvolto diverse persone che io ritenevo care. Non ne faccio loro una colpa, probabilmente sono io il principale responsabile. E’ freddo però il mio cuore verso di loro.
Al contempo però, ho incontrato molte nuove stelle. Persone che mi hanno inondato energia, con il loro entusiasmo, la loro passione, la fedeltà ai loro ideali. Mi spiace solo che siano solo in transito nell’orbita della mia vita. Già da domani forse scompariranno, ma difficilmente dimenticherò la loro luce.
Penso ancora allo scenario della montagna sacra, prima alla luce rosea del tramonto e poi rivestito da un candore pallido di astro lunare. Camminare in mezzo alla neve ghiacciata, sentendo solo i rumori dei nostri passi o il vento che ci accompagna e ci entra nella pelle, rigido forse ma leale; scalare la cima della salita e vedersi apparire un presepe in lontananza, in compagnia del tuo solo silenzio. Ti senti mozzare il fiato…
Sento la nostalgia per lei, che vorrei tra le mie braccia, immaginandola nel darmi i più teneri baci. Invece è lontana, forse ignara del mio amore, forse consapevole e volutamente distante. Solo lei avrebbe dato sollievo a miei pensieri chiaro malinconici. Ma lei non c’è; e resto solo, abbracciato a me stesso, a cercare conforto nella mia solitudine.
May 24 Tutti amano la mia cravatta giallaTutti amano la mia cravatta gialla
di sete preziose, lino e diamanti
spirali geometriche si intrecciano in fiori
riflessi rubini, intensi e cargianti
Tutti amano la mia cravatta gialla
il raffinato stile ne ammirano i signori
e le donne sussurrano estasiati pensieri
ammaliate e perdute nei dorati colori
Tutti amano la mia cravatta gialla
passepartout per il mondo nella mia vaganza
ovunque sia andato mi hanno aperto le porte
per godere della luce della sua estrema eleganza
Tutti amano la mia cravatta gialla
una traccia divina in lei si condensa
del fascino assoluto ne costudisco il segreto
conoscitore privilegiato del mistero della sua essenza March 02 detesto il fatto di riuscire a scrivere solo quando mi sento male. perchè non riesco a farlo invece quando la mia mente è sgombra
da pensieri molesti, in momenti in cui dunque potrei descrivere piacevoli sensazioni? oggi soffro di noia, una compagna di cui farei volentieri a meno ma che troppo spesso percorre i miei stessi passi. e in questi istanti
i miei pensieri diventano pesanti, inutili, nocivi. detesto la compagnia di certe persone. indifferenti a ciò che io provo allo stesso modo di come io sono lontano dal loro sentire. perchè le
nostre strade continuano ad incrociarsi? state lontani, via, lungi da me. io vi detesto, voi detestate me...non vediamoci più. la stupidità della gente, alla ricerca di un limite che non ha mai fine. insultare una ragazza di una cultura lontana solo perchè certi avvoltoi
gridano urla di odio verso il suo paese. farla soffrire così. ignoranti, stupidi...avete dimenticato come anche noi venivamo considerati nulla, il nostro dolore, la nostra sofferenza? l'amore che mi illudo a volte di sentire e che illusione rimane. pensieri dolci, stupendi che tuttavia rimarranno tali. e perchè questo? perchè il mio cuore è incapace di andare fino in fondo, di provare l'estasi mistica dell'amore. tu che sei la fonte del mio amore, il mio amore non conoscerai mai. e non sono neanche capace di piangere.
addio. March 01 Vicenza è nostra!Vicenza 17 febbraio 2007. Più di centomila persone sfilano in una manifestazione contro l'allargamento in città della base militare americana. Tra questi centomila il sottoscritto, determinato - come tutti gli altri - a far sentire le proprie idee e ad opporsi a queste decisioni dall'alto che non tengono assolutamente conto delle esigenze fondamentali delle persone.
Molti sono stati i pensieri che mi hanno assorbito prima, durante e dopo la manifestazione. Il primo di questi pensieri è una nota di grande dispiacere verso coloro che - il più delle voltr in malafede - affermano cose che non possono essere ancorate a nessun appiglio. Penso ad esempio a quello che dicevano sui manifestanti: alcuni ci dipingevano come folli (100.000 matti, intitolava ieri Libero), altri come terroristi. Ciò che mi rattrista molto è che sono tante le persone - ingabbiate nei loro limitati schemi mentali - a credere a queste voci assolutamente prive di fondamento. Durante la manifestazione ho fotografato un bambino che aveva un vestito di carnevale e che giocava insieme ad altri adulti con un grande bandierone della pace. Peccato che la foto sia venuta sfuocata, pensavo però a come si potesse inquadrare questo dolce "patuffolo" nella massa di pazzi terroristi di cui - secondo certi mass-media - tutti noi facevamo parte. Non so, forse sotto il suo vestitino colorato aveva qualche chilo di tritolo o forse in questo mondo è una cosa da pazzi giocare! Qualcuno diceva...non ragioniam di lor, ma guarda e passa... non vale la pena ascoltare questi avvoltoi...comunque la manifestazione è stata un tripudio di colori, di musica, di striscioni ironici e soprattutto...di belle persone! Tutto è filato per il meglio e - diciamolo - anche grazie alla polizia che ha avuto il merito di essere molto discreta.
Il secondo pensiero ricorrente è l'incapacità dei nostri governi (di destra o di sinistra, sembra che faccia poca differenza) di svincolarsi da certe logiche perverse. Dobbiamo rispettare i patti con il nostro alleato americano, annunciano all'unisono i cosidetti rappresentanti "moderati" del nostro governo (mentre i leader radicali non prendono posizioni nel loro inevitabile imbarazzo...). Ma i primi patti da rispettare, non sono quelli con i cittadini? L'articolo 11 della Costituzione non dice chiaro e tondo che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ? Il governo americano (non gli Americani; e smettiamola di dire che si è antiamericani se si esprime un'idea contro il governo degli Stati Uniti) ha dimostrato di utilizzare gli strumenti militari solo per propri interessi. Ha ucciso migliaia di persone nel mondo, ha portato distruzione e rovina, ha mentito su tutto. E' eticamente inconcepibile che gli si permetta di fare tutto questo...ma il nostro governo, cosa fa? Invece di fermare questi crimini reiterati, ne diventa complice con la scusa di rispettare i patti con gli alleati...
Il terzo pensiero è relativo al ruolo che può avere la gente comune in questo processo. Parlavo ieri durante il viaggio con una simpatica persona di Gubbio che - in uno dei suoi ragionamenti - sottolineava come tutti noi viviamo su un sistema (quello consumistico) che è come un castello di carta; basterebbe solo che la gente se ne renda conto e si organizzi, per farlo crollare. Ho ribattutto a questa sua affermazione - che comunque condivido - affermando però come sia difficile rendere "viva" questa forza nelle persone, smuovendole dall' empasse di pensiero generalizzato che domina la nostra società. E' più facile accettare le verità proposteci dalla televisione, è più comodo occuparsi delle vicende di un qualche amico di Maria di Filippi piuttosto che dei grandi problemi del mondo, è difficile che ciascuno di noi si prenda le proprie responsabilità non delegandole invece agli altri. Per cui è vero che l'ambiente è in pericolo ma se devo fare trecento metro per andare a comprare le sigarette, prenderò sempre e comunque la macchina. E' vero che la guerra è una cosa orrenda, ma se devo scendere in piazza ed essere preso per un "comunista antiamericano", che continuino pure ad ammazzarsi...a me cosa cambia? Mentre affermavo queste cose, non mi restava altro che constatare una verità senza alcun ombra di dubbio deprimente: nella gran parte dei casi, le persone - nonostante si rendano conto che stiamo andando verso uno scenario apocalittico - non fanno quasi nulla per cambiare questo stato di cose, accettando tutto passivamente. Ieri ad esempio, per vicenza, non ho visto molte bandiere appese dai balconi contro la base. Io non riesco a credere, non ci voglio credere che i vicentini siano favorevoli all'installazione militare...
E' certamente necessario un cambiamento radicale...ieri, nel corteo, sentivo tanti cori in favore della rivoluzione socialista...ma io sono convinto che - aldilà della scelta del sistema politico da adottare - la vera rivoluzione deve essere quella delle coscienze. Rendersi conto che così non possiamo più andare avanti, che il nostro sistema - oltre ad essere profondamente ingiusto - è anche insostenibile e non può durare in eterno; e che le trasformazioni possono dipendere anche da noi, seppure nel piccolo. Tutti possono dare il proprio contributo, cambiando il proprio stile di vita, informando gli altri delle tante iniziative che ci sono, non accettando passivamente questo stato di cose...il pianeta è di tutti, non possiamo permettere che pochi dispregievoli individui lo brutalizzino in questo modo.
Ringrazio chi ha avuto la pazienza di ascoltare fino alla fine questi miei impetuosi - forse anche un po' contraddittori - pensieri. Sono principi in cui voglio avere la forza di credere (anche se non mancano i momenti difficili), per cui mi sembra giusto condividerli con voi. Buona giornata a tutti, Fede November 01 Era uno di quei giorni immediatamente successivi al Natale. Aveva fatto freddo quell’anno e la neve era caduta copiosa. Quella sera, il gelo era pungente e la nebbia aveva avvolto il paese. Nessuno si sognava di uscire di casa. Chi poteva essere così pazzo da rinunciare al calore delle mille cibarie o dei fuochi ardenti nei caminetti? Eppure il giovane camminava tra le strade deserte, silenzioso nei suoi pensieri. Una musica natalizia accompagnava il suo cammino, di quelle musiche che hanno la pretesa di dare serenità ma che in realtà non lasciano nulla. Percorse tutta la piazza del paese fino ad arrivare fino all’angolo della Chiesa. Qui la sua solitudine fu interrotta. Un giovane ragazzo di colore stava cercando di fuggire da alcuni aguzzini. La sua fuga fu inutile: fu ripreso, buttato a terra e i suoi carnefici cominciarono a pestarlo. Il giovane non interruppe la sua marcia. Passò a pochi metri dalla scena. Era sempre stato contro tutte le ingiustizie, non era un codardo. Ma quella sera continuò oltre. Gli aguzzini si volsero a lui, temendo una sua denuncia. Lui sorrise, in un sorriso d’indifferenza. Potevano fare quello che volevano, per lui non sarebbe cambiato nulla. I violentatori tornarono a completare il loro lavoro. In un breve frangente, il ragazzo di colore, stordito dalle mille percosse, riuscì a destare il suo sguardo verso il giovane. Che lo ripagò sempre con un sorriso: un sorriso amaro e brevissimo. Percorse ancora pochi metri e la nebbia, il freddo e la musica avvolsero nuovamente i suoi pensieri cancellando definitivamente quel breve momento di contatto. Uscì dalla piazza e arrivò all’edificio dai cento negozi. Le luci e le nuove musiche erano un irresistibile invito al consumismo sfrenato. Il giovane colpì a pugno chiuso una di queste vetrine. Nonostante il sangue che scendeva copioso dalla sua mano, non emise alcun grido di dolore. |
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